Filippo Crepaldi e Giacomo Taschin insieme in azzurro
Due generazioni del baseball rodigino si ritrovano insieme con la maglia della Nazionale italiana. Filippo Crepaldi, nato a Rovigo, cresciuto nel Baseball Softball Club Rovigo e oggi in forza alla Fortitudo Bologna, e Giacomo Taschin, formatosi nel vivaio rossoblù e attualmente inserito nell’organizzazione dei Toronto Blue Jays, sono stati convocati per il raduno che l’Italia sta svolgendo da questa settimana in Repubblica Dominicana.
Una storia dal forte valore simbolico: Giacomo è cresciuto seguendo e ammirando Filippo, considerato uno dei suoi principali punti di riferimento. Oggi, dopo percorsi differenti ma iniziati sullo stesso campo, i due giocatori si ritrovano fianco a fianco in azzurro, chiamati a contribuire alla preparazione della Nazionale in vista del torneo di qualificazione al WBSC Premier12 2027, in programma a Barcellona dal 9 all’11 ottobre.
L’appuntamento spagnolo rappresenterà un passaggio fondamentale per il baseball italiano. L’obiettivo è conquistare l’accesso al Premier12 2027, la principale competizione mondiale per nazionali organizzata dalla WBSC, che metterà in palio per la migliore classificata dell’area Europa/Oceania la qualificazione ai Giochi olimpici di Los Angeles 2028.
Per Rovigo la convocazione contemporanea di Crepaldi e Taschin costituisce un risultato di straordinario prestigio e testimonia la qualità del lavoro svolto dal Baseball Softball Club Rovigo nella formazione dei propri giovani: dal diamante rossoblù alla Nazionale, passando per la Serie A italiana e il baseball professionistico nordamericano.
Ecco il racconto dei due protagonisti tra passato, presente e futuro.
Filippo Crepaldi
Il campione affermato che ritrova in azzurro chi, da bambino, lo guardava come esempio
1. Che cosa rappresenta per te questa nuova convocazione con la Nazionale italiana e la possibilità di vivere un’esperienza in Repubblica Dominicana?
Per me rappresenta innanzitutto un grande orgoglio. Vestire la maglia della Nazionale è sempre qualcosa di speciale, indipendentemente da quante volte sia successo in passato. La Repubblica Dominicana sarà un’esperienza diversa dal solito, in un Paese dove il baseball è vissuto con una passione incredibile e dove il baseball é lo sport nazionale.
Sono molto curioso di confrontarmi con una realtà e con un livello di baseball così importanti, ma soprattutto voglio vivere questa esperienza al massimo, imparare il più possibile e portare con me tutto quello che questa opportunità potrà insegnarmi. L’orgoglio più grande però resta rappresentare l’Italia.
2. Hai alle spalle un percorso importante nel baseball italiano e in azzurro. Riesci ancora a emozionarti per una convocazione?
Assolutamente sí. Per vari motivi manco da qualche anno e questa sembra quasi come una prima volta. Come ho già detto, rappresentare l’Italia é motivo per me e come penso per qualsiasi atleta di qualsiasi sport motivo di grande orgoglio.
3. Giacomo Taschin ti osservava quando era bambino e oggi si ritrova convocato insieme a te. Quando hai iniziato ad accorgerti delle sue qualità?
Giacomo é un ragazzo cresciuto a pane e baseball, a 3 anni aveva già Mazza e palla in mano al campo da baseball di Rovigo. Da subito si vedeva in lui la passione e l’entusiasmo per questo sport.
4. Ricordi Giacomo da bambino al campo di Rovigo? C’è un episodio o un’immagine che ti è rimasta impressa?
Di Giacomo ho sempre ammirato la voglia di imparare cose nuove, la voglia di migliorarsi e di competere anche con i più grandi. Sin da bambino si vedeva che aveva un qualcosa in più.
5. Che effetto fa scoprire di essere stato, magari senza saperlo, un modello per un ragazzo che oggi sta costruendo un percorso professionistico?
Con Giacomo, anche se abbiamo più di qualche anno di differenza e non abbiamo mai condiviso il campo insieme, ci siamo sempre confrontati sulle dinamiche del baseball italiano e su altri campionati. In lui ho sempre visto tanta voglia di ascoltare e di assorbire il più possibile, con l’obiettivo di poter vivere, un giorno, quelle stesse esperienze in prima persona (direi che sta bruciando le tappe). Il suo percorso lo sto seguendo quotidianamente e lui lo sa che sono uno dei suoi più grandi “fan” (forse solo dopo la famiglia e il suo pitching coach Enrico Crepaldi, mio fratello).
6. Quanto è significativo per Rovigo avere due giocatori cresciuti nello stesso ambiente che si ritrovano insieme in azzurro dall’altra parte dell’Atlantico?
Penso che per la città di Rovigo e per la società del bsc avere 2 atleti nel giro della nazionale maggiore sia una grande soddisfazione. Purtroppo il movimento del baseball in Italia non è dei più grandi ma queste notizie sono motivo di grande orgoglio , soprattutto per una città “piccola” come Rovigo .
7. Vedi in Giacomo qualcosa che ti ricorda te stesso agli inizi? E in cosa, invece, siete giocatori o persone molto diversi?
Siamo molto diversi sicuramente sulla carta d’identità e sul fatto che lui sia mancino e io destro ahah. Giacomo devo dire che è molto bravo anche con la mazza in mano cosa che io non lo sono mai stato. Penso che il modo di “stare sul monte”, come si dice in gergo sia una cosa che ci accomuna. Ah e anche Giacomo fa del cambio di velocità un’arma a suo favore (anche se gli altri lanci non sono da meno).
8. Se dovessi raccontare in una frase il passaggio simbolico tra la tua generazione e quella di Giacomo, quale useresti?
Non penso ci sia un passaggio di testimone. Giacomo ha davanti a sé una carriera che sicuramente gli darà delle grandi soddisfazioni. I mezzi li ha e sopratutto la mentalità, la dedizione al lavoro e la passione lo porteranno molto lontano.
9. Che messaggio vorresti lasciare ai ragazzi del Baseball Softball Club Rovigo che oggi guardano voi due così come Giacomo, anni fa, guardava te?
Penso che Giacomo sia uno dei modelli da seguire.
Penso che negli ultimi anni si siano aperte molte porte per gli atleti europei e ad esempio Aldegheri, La Saracina, Ercolani lo stesso Giacomo ecc sono i modelli da seguire per i giovani italiani che si avvicinano al baseball. Sarebbe bello che i ragazzi di oggi avessero la voglia e la convinzione di dire “se ce l’ha fatta lui ce la posso fare anche io”. Un giovane che pratica qualsiasi sport e a qualsiasi livello dovrebbe avere il fuoco dentro, la voglia di fare,
la voglia di competere,di imparare e di arrivare nel punto più in alto possibile!!!
Ma soprattutto di non perdere mai la passione e ricordarsi che si tratta di un gioco
Giacomo Taschin
Dal bambino che guardava i campioni al giovane professionista convocato in azzurro.
1. Che cosa hai provato quando hai saputo della convocazione con la Nazionale italiana per la trasferta in Repubblica Dominicana?
Quando ho ricevuto la convocazione ho provato un grande senso di orgoglio e soddisfazione, essendo questa la mia prima convocazione con la nazionale seniores.
2. Oggi vivi un percorso professionistico importante. Quanto pesa, però, indossare la maglia dell’Italia?
Nonostante tutti i traguardi personali raggiunti fino ad ora, indossare la maglia della nazionale è sempre un’emozione e responsabilità unica
3. Da bambino vedevi Filippo Crepaldi come uno dei riferimenti del baseball di Rovigo. Qual è il primo ricordo che hai di lui come giocatore?
Il primo ricordo he che mi viene in mente credo sia quelle delle finali a Reggio Emilia dove lui lanciava come partente con la maglia del BSC Rovigo.
4. C’era qualcosa di Filippo che osservavi o cercavi di imitare quando eri più piccolo?
Mi ricordo che imitavo sempre il suo movimento di lancio e il movimento con il guanto quando univa le mani.
5. Ricordi la prima volta in cui hai pensato: «Anch’io vorrei arrivare a quel livello»?
La prima volta che ho pensato di voler raggiungere gli obbiettivi di Filippo è stata durante una partita dove lanciava per il Bologna.
6. Che effetto ti fa pensare che oggi non lo guardi più da fuori, ma condividi con lui una convocazione in Nazionale?
La prima. Se mi fermo a riflettere l’emozione è fortissima perché mi ricordo che da bambino sognavo di giocare con lui un giorno.
7. Quanto è particolare che questa storia parta dallo stesso club e dalla stessa città, Rovigo, e arrivi fino alla Repubblica Dominicana?
E’ sicuramente bellissimo e credo sia motivo di orgoglio anche per la società.
8. Filippo ha già vissuto molte esperienze in azzurro e ad alto livello: pensi che la sua presenza possa aiutarti in questa nuova esperienza?
Assolutamente, sono sicuro mi possa aiutare moltissimo.
9. Tu oggi sei anche un giovane professionista nell’organizzazione dei Toronto Blue Jays: cosa pensi di poter portare alla Nazionale dal percorso che stai vivendo negli Stati Uniti?
Voglio portare tanta energia, la voglia di vincere e il senso di squadra cercando di dare il mio meglio come compagno di squadra.
10. Qual è il tuo obiettivo personale per questa esperienza e quale messaggio vorresti mandare ai giovani del Baseball Softball Club Rovigo?
L’obiettivo è sicuramente vincere e qualificarsi per il premier 12. Ai giovani del Rovigo dico di lavorare sempre al 100% e mettere la passione in tutto quello che fanno.





